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La Canzone Napoletana: un repertorio inestinguibile

Le origini di un repertorio straordinario

La «canzone napoletana» viene comunemente indicata come tutta la produzione che parte dalla seconda metà dell’Ottocento, periodo d’oro della canzone d’autore classica, ma anche della “villanella” canzonetta settecentesca o brani di musica popolare o del contemporaneo rap, il tutto rappresentato da buona parte della musica vocale con testi in dialetto. Ma quando nasce e come si identifica la canzone napoletana? Nasce in un punto storico cruciale in cui si mescolano la cultura, la politica e le forme poetiche espresse in musica: l’Ottocento.

La canzone entra timidamente nei salotti napoletani dove si incontrava la borghesia media napoletana in cui poeti, tenori principianti o eclettici comici improvvisavano strofe sui partecipanti alle riunioni. La colonna sonora della famiglia patriarcale ottocentesca diventa così proprio la canzone napoletana e gli incontri assumono una sorta di leggera esclusività, lontano dalle problematiche sociali esterne allora esistenti. Le riunioni si concludevano spesso con la danza, in particolare la “quadriglia”, ballo figurato di società. La presenza del canto con un vasto repertorio vocale (romanzo, arie, trascrizioni di canzoni popolari) domina e rappresenta la base principale a cui le prime forme della canzone si ispirano. Le romanze, componimenti vocali di carattere melodico, costituiscono a fine Ottocento, la prima produzione della canzone napoletana. La canzone popolare trascritta per pianoforte come “Michelemmà, Lo Guarracino, Cicerenella” è il repertorio più eseguito negli incontri sociali, nasce così dal salotto una matrice popolaresca che costituisce un aspetto centrale della canzone napoletana, tuttavia respinta dal perbenismo e che continua a sopravvivere solo grazie alla radicata presenza popolare, pur perdendo alcuni tratti profondamente rituali.

La rinascita della canzone avviene attraverso l’opera di musicisti, poeti professionisti e un largo circuito “popolare” formato da posteggiatori musicali, ambulanti ed editori, pianini meccanici (carillon mediterranei) riproducono brani musicali riportati su cilindri metallici.

Il primo componimento a partecipare nel 1839 alla festa di Piedigrotta fu Te voglio bene assai, testo di Raffele Sacco e musica, secondo De Mura, di Filippo Campanella, identificata dalla prima scuola di pensiero, come l’anno di nascita della canzone d’autore, nata dallo scenario del salotto napoletano con un autore di prestigio. Molte le contraddizioni e controversie sul brano che sottolineano a tratti che questa non è una canzone del popolo, ma per il popolo. Furono venduti ben 180.000 esemplari del canto trascritto su fogli volanti, le cosiddette «copielle».

La seconda scuola di pensiero, data la nascita della canzone napoletana verso la fine dell’Ottocento, precisamente a partire dal 1880 con Funiculì Funiculà di P. Turco – L. Denza e con le prime canzoni di Di Giacomo – M. Costa come Me’ dimme ca sì! e Nannì!!!. Tantissimi imprenditori unitamente ad editori napoletani e illustratori, autori, cantanti, crearono una potente rete che favorì una grandissima diffusione della canzone napoletana sia in Italia che all’estero, definita un fenomeno d’arte dove Te voglio bene assai rappresenta solo il più significativo evento di tutto quello che sarebbe avvenuto.

Una miscela magica che mescolava la musica, la poesia altresì la romanza da “camera”, ricordo significativo è la poesia popolarissima di Salvatore Di Giacomo Pianefforte ‘e notte che scaturisce in modo palese ad un omonimo componimento francese di Verlaine: Le piano.

Salvatore Di Giacomo

La canzone napoletana contesa tra la posizione di quelli che ritengono la produzione di Di Giacomo, Libero Bovio, Ferdinando e Vincenzo Russo, E.A. Mario, Ernesto Murolo e fino alla nascita di Munasterio ‘e Santa Chiara negli anni quaranta, l’unica imprescindibile e insuperabile anima della canzone e quelli che invece asseriscono dando una fluida continuità all’evoluzione e ai cambiamenti della stessa, dalle origini fino a Napul’è di Pino Daniele.

Milioni di componimenti creati nell’arco di oltre un secolo uniti da un unico filo, una produzione non omogenea espressa attraverso diversi linguaggi, pur mantenendo una personalità univoca. La canzone napoletana proprio come i membri di una famiglia di diversa personalità, differenti tra loro ma uniti da un forte legame. Gli elementi comuni che rendono la canzone napoletana riconoscibile e inconfondibile sono la melodia e la poesia. Altro elemento necessario sono i versi che compongono tre o quattro strofe, spesso in rima tra loro.

I posteggiatori

La canzone napoletana non avrebbe avuto un adeguato sviluppo e non sarebbe arrivata fino ai giorni nostri senza i “posteggiatori musicali”. Note figure di fine Ottocento che insieme ai pianini meccanici, barbieri e artigiani in genere, cantavano e suonavano in diversi luoghi sia esterni come piazze, strade, stazioni di posta, che interni come trattorie, ristoranti e locali sempre con un carattere “errante”, definiti musici nomadi raccontano in musica ancora oggi, i versi delle canzoni napoletane divenute di fama internazionale continuando ad emozionare pubblici diversi.

La canzone napoletana…oggi

Al giorno d’oggi è facile abbandonarsi al nostalgico passato, ma ha veramente ancora senso oggi scrivere e cantare la canzone napoletana quando il dialetto si è trasformato in un italiano regionale?

Se un tempo l’universo musicale era scandito da un mondo che girava all’unisono dal rumore di zoccoli e ruote di carrozza, oggi il suono della città assomiglia a un caleidoscopio multirazziale.

Napulitanata è l’espressione viva di questo mondo sospeso tra passato, presente e futuro. Con la sua musica live eseguita da giovani ed esperti musicisti napoletani infonde la melodia mai scomparsa che commuove ma esalta al tempo stesso l’origine e l’originalità senza mai tradire le radici della canzone napoletana, celebre in tutto il mondo.

Napulitanata è una sala da concerto in Piazza Museo Nazionale 10, proprio di fronte al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, sotto i porticati della Galleria PrincipeInteramente dedicata alla canzone napoletana classica e alla musica popolare campana, sul modello dei Tablao spagnoli e delle Case de Fados portoghesi.

Si tratta di una sala con 45 posti a sedere, completamente ristrutturata da un ex deposito comunale fatiscente.

Fin dai suoi primi di attività, con i suoi concerti “esperienziali”, Napulitanata ha riscosso un ottimo riscontro di critica e di pubblico, ospitando tanti visitatori italiani e stranieri che non vogliono semplicemente assistere ad uno spettacolo musicale in maniera asettica, ma desiderano portarsi a casa un’esperienza memorabile, in cui si sono ritrovati catapultati a ballare la Tammurriata o a cantare a squarciagola ‘O sole mio.

A partire da quest’immenso patrimonio musicale, lo spettacolo di Napulitanata vuole essere un’esperienza in cui il visitatore viene immerso in un contesto autenticamente “napoletano”, con i suoi suoni, la sua lingua, i suoi modi di fare, la sua ospitalità, i suoi sapori e la voglia di regalare emozioni vere, autentiche e napoletane.

 

Informazioni:

Indirizzo: Piazza Museo Nazionale, 10 – Napoli

E-mail: info@napulitanata.com

Tel. +39 348 998 38 71

Sito Ufficiale: www.napulitanata.com

Autore: Fabrizio
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